{"id":148,"date":"2014-06-20T13:58:19","date_gmt":"2014-06-20T11:58:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ledonneresistenti.it\/?p=148"},"modified":"2014-06-20T13:58:55","modified_gmt":"2014-06-20T11:58:55","slug":"elogio-della-vecchiaia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ledonneresistenti.it\/?p=148","title":{"rendered":"Elogio della vecchiaia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 Ancora sul libro &#8216;Una disubbidienza civile: le donne friulane di fronte all\u20198 settembre 1943&#8217;.<\/p>\n<p>Vorrei fare l\u2019elogio della vecchiaia per risarcire i vecchi, le vecchie soprattutto, dell\u2019autorevolezza di cui sono stato rapinati nella presunta civilt\u00e0\u00a0 occidentale, quella dei consumi, in cui ripeto, soprattutto alle donne, capita di essere considerate per lo pi\u00f9\u00a0 come prodotti\u00a0 in scadenza.\u00a0 Non si pu\u00f2 negare come in questi ultimi anni la ricorsa spasmodica all\u2019eterna giovinezza, spinta dal business della moda, dai media che sono la loro cassa di risonanza e dai comportamenti di troppi personaggi pubblici, contribuisca alla\u00a0 totale svalutazione del passare del tempo, soprattutto di quello delle donne che, appena non sono pi\u00f9 carne fresca pronta al consumo, diventano invisibili o da compatire..<br \/>\nInvece, controcorrente, credo che\u00a0 i vecchi,\u00a0 le vecchie, possiedano un dono bellissimo: diventano capaci di raccontare sia del\u00a0 Tempo che dello Spazio, offrendo a chi ascolta l\u2019opportunit\u00e0 di un confronto tra passato e presente che insegna moltissime cose. Se ci pensate bene\u00a0 questa \u00e8 una cosa che i giovani non\u00a0 possono\u00a0 proprio fare: al pi\u00f9\u00a0 possono fare cronaca, che \u00e8 completamente diverso.\u00a0 Ma il tempo , necessario al narrare, e lo spazio o gli spazi per le narrazioni dove sono oggi? Praticamente inesistenti nell\u2019accelerazione dei ritmi della societ\u00e0 contemporanea che ci fanno vivere a una velocit\u00e0 senza precedenti e precludono ogni \u201ceducazione all\u2019ascolto\u201d.<br \/>\nQuesto \u00e8\u00a0 il valore aggiunto alle parole delle protagoniste del libro &#8216;Una disubbidienza civile: le donne friulane di fronte all\u20198 settembre 1943&#8217; che\u00a0 ci parlano di un passaggio fondamentale nelle loro vite. Esse, oltre a narrarci di un tempo di cui i pi\u00f9 giovani neanche immaginano gli effetti, e di spazi geografici radicalmente stravolti dalla guerra prima e dalla\u00a0 ricostruzione poi, ci\u00a0 insegnano una\u00a0 specie di laica speranza in quello che Anna Frank chiamava l\u2019\u201dintima bont\u00e0 dell\u2019uomo\u201d; filtro dai mali che ogni guerra genera\u00a0 e che\u00a0 solo lo scorrere del tempo pu\u00f2 decantare. Cadono nel Tempo tutte le cose inutili. Le ferite diventano cicatrici e,\u00a0 anche quando esprimono il dolore o l\u2019esperienza della morte degli affetti pi\u00f9 cari,\u00a0 questo \u00e8\u00a0 un esercizio per\u00a0 tutte le nate e i nati dopo la guerra a non rimuovere ci\u00f2 che \u00e8 nella probabilit\u00e0 degli eventi, distogliendo lo sguardo da un \u2018altra parte, ma a parlarne e ragionarne con la\u00a0 saggezza di chi ha saputo attraversare quelle prove, quelle esperienze conservando la propria integrit\u00e0 morale\u00a0 assieme ad un sano e legittimo gusto della vita che continuano ad amare, amando gli altri e spendendosi ancora per loro.<br \/>\nQueste donne ci raccontano con autorevolezza ed essenzialit\u00e0 di fatti apparentemente ovvi, scontati. Ma noi sappiamo che \u00e8 il contesto in cui un messaggio\u00a0 viene espresso ad attribuirgli l\u2019esatto significato. Il contesto storico e politico dei giorni successivi all\u20198 settembre 1943 \u00e8 stato ampiamente documentato dalla Storia con la \u201cS\u201d maiuscola. Sono loro stesse per\u00f2 a raccontare un \u2018altra storia, dalla marginalizzazione dei loro ruoli sociali, dal punto di vista delle ragazzine di allora che ricordano di essere state, offrendo alle nuove generazioni, ma anche a noi adulti, l\u2019opportunit\u00e0 di chiederci \u201cMa io , sarei stata capace di agire cos\u00ec?\u201d<br \/>\nCome allora seppero provare empatia per quegli sventurati allo sbando oggi sono ancora in grado di provare empatia per queste giovani generazioni disorientate ma affamate di ideali e di alimentare ancora, soprattutto nelle scuole in cui sono invitate a raccontare, un\u00a0 patrimonio morale da\u00a0 custodire, un bisogno di giustizia e di valori purtroppo oggi appannati e confusi. Non\u00a0 ricordo una volta in cui , parlando alle\u00a0 classi di qualche istituto scolastico della citt\u00e0, non ci sia stata una ragazza che con gli occhi lucidi di commozione, non si sia avvicinata a questo donne per un abbraccio spontaneo e un ringraziamento. Questo\u00a0 \u00e8 stato per me\u00a0 un rinforzo : una vita dedicata all\u2019insegnamento, alla formazione e alla valorizzazione del pensiero della differenza di genere non poteva lasciarmi insensibile al modello che le donne da noi intervistate man mano ci\u00a0 hanno fatto conoscere. In tal senso spero di\u00a0 poter essere\u00a0 utile come \u201cmediatrice culturale\u201d tra vecchie e nuove generazioni, avvicinando le studentesse e gli studenti che leggeranno questo libro alla\u00a0 discussione dei valori partendo dall\u2019esigenza anche da loro sentita di ridare fondamento etico e politico al significato di termini come libert\u00e0, giustizia, democrazia. Ebbene, a me pare che le donne da noi conosciute ed intervistate, adottando comportamenti ed azioni cos\u00ec semplici ma cos\u00ec forti in quel contesto storico abbiano saputo\u00a0 realizzare \u201cla banalit\u00e0 del bene\u201d e che\u00a0 i loro percorsi possano ancora commuovere, divertire, insegnare alle nuove generazioni che se \u201cla vita \u00e8 quello che ricordiamo\u201d, come dice G.G. Marques, quello che queste donne\u00a0 ci hanno raccontato e noi abbiamo raccolto in questo volume, le promuove di diritto a diventare \u201cbrave maestre\u201d per tutti noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Ancora sul libro &#8216;Una disubbidienza civile: le donne friulane di fronte all\u20198 settembre 1943&#8217;. 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