{"id":110,"date":"2014-03-01T13:47:12","date_gmt":"2014-03-01T12:47:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ledonneresistenti.it\/?p=110"},"modified":"2014-03-01T13:47:12","modified_gmt":"2014-03-01T12:47:12","slug":"conciliazione-famiglia-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ledonneresistenti.it\/?p=110","title":{"rendered":"Conciliazione famiglia lavoro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Prendo spunto dagli ultimi post su uno dei nostri blog (<a href=\"http:\/\/www.robedibimbi.it\/\">www.robedibimbi.it<\/a>). Si parla di conciliazione famiglia &#8211; lavoro ma soprattutto di quanto sia ancora poco affrontato il tema di come consentire alle donne tale conciliazione.<br \/>\nL&#8217;occasione \u00e8 stata la nomina del ministro Madia, incinta di 8 mesi.<br \/>\nDa alcuni \u00e8 stata vista come una buona notizia ma non mancano i pareri contrari, tra cui il mio. Ho provato a raccogliere qualche giudizio su Facebook tra le mie amiche e colleghe, giudizi che non pubblicher\u00f2 ma che vi posso riassumere.<br \/>\nEsulando dal merito prettamente politico della questione, ci\u00f2 che emerge \u00e8 il fatto che le nomine di questo tipo non hanno alcuna aderenza con la realt\u00e0 delle mamme lavoratrici. Sono nomine che creano una discussione, che apparentemente pongono il problema all&#8217;interno delle alte sfere, dei salotti, delle commissioni, dei gruppi, delle categorie. Alle donne normali, tuttavia, tali discussioni non portano nulla. Loro sono quelle che lavorano da single, che intraprendono una carriera, a volte. Sono quelle che pur di trovare un lavoro accettano ancora di firmare dimissioni in bianco o nascondono una relazione o un progetto di famiglia. Sono quelle che fanno carriera finch\u00e9 non hanno orari e sono sempre a disposizione per lavoro extra.<br \/>\nLe stesse per le quali al momento della maternit\u00e0 cambia tutto: il lavoro diventa precario, la famiglia una minaccia e sono costrette a scegliere. Che poi scelta non \u00e8.<br \/>\nChi \u00e8 dipendente pubblico sicuramente ritrova il proprio posto ma spesso senza la complicit\u00e0 e la condivisione dei colleghi; la neo-mamma diminuisce automaticamente il suo valore professionale.<br \/>\nPer le dipendenti del settore privato o peggio le libere professioniste non c&#8217;\u00e8 spazio per la famiglia: sono quelle che improvvisamente hanno orari, non sono affidabili, non si sacrificano come prima, non sono sempre reperibili, e in fondo hanno sempre qualche rogna, un figlio malato o la baby sitter impegnata o la riunione a scuola.<br \/>\nIn verit\u00e0, se il lavoro lo devono appena trovare \u00e8 una mission impossibile, perch\u00e9 la seconda o terza domanda al colloquio \u00e8 ancora &#8220;lei \u00e8 sposata?&#8221;. Se un lavoro l&#8217;hanno gi\u00e0 bisogna affrontare il senso di colpa e di inettitudine al momento in cui si contano i giorni di maternit\u00e0. Di solito chi ha ruoli di responsabilit\u00e0 lavora da casa fino all&#8217;ultimo giorno e ricomincia a mandare mail mentre allatta. Non c&#8217;\u00e8 spazio per una alternativa. C&#8217;\u00e8 sempre una che copre la maternit\u00e0 che nel vuoto lasciato acquister\u00e0 sempre pi\u00f9 importanza e al ritorno della mamma rester\u00e0 al suo posto mentre la mamma verr\u00e0 riqualificata.<br \/>\nLe libere professioniste non hanno chi le sostituisce, se non lavorano non mangiano; le casse previdenziali coprono percentuali irrisorie della retribuzione normale, soprattutto per chi ha figli a inizio carriera, quando gli stipendi sono ancora bassi.<br \/>\nSe non lasciano il lavoro di solito \u00e8 perch\u00e9 chi \u00e8 libero professionista ha anche una sorta di autostima e soddisfazione personale da realizzare, sacrifici da compensare e non veder sfumare all&#8217;improvviso.<br \/>\nDi solito si continua per mantenere alta la professionalit\u00e0, per non perdere i clienti e il giro di colleghi. Perch\u00e9 cercare un lavoro diverso, di nuovo, ricominciare daccapo a 40 anni \u00e8 quasi impossibile.<br \/>\nLa maggior parte il lavoro lo lascia, e non perch\u00e9 se lo possano permettere. Perch\u00e9 quello che guadagna va speso in asili nido (e sfido le libere professioniste medie a rientrare in un isee che consenta loro l&#8217;abbattimento della retta: devi almeno essere vedova, straniera, madre di 5 figli, sulla soglia della Caritas, o qualcosa del genere).<br \/>\nIl lavoro lo si lascia perch\u00e9 non ci sono nonni disponibili che vivano vicini, perch\u00e9 per lavorare le coppie si trasferiscono. Lo si lascia perch\u00e9 bisogna trovare una babysitter e anche brava. E quelle brave costano, anzi quelle brave sono gi\u00e0 occupate per cui bisogna accaparrarsele.<br \/>\nQuesto \u00e8 ci\u00f2 che aspetta le neo-mamme normali.<br \/>\nLa conciliazione non \u00e8 un problema quando lo stipendio \u00e8 alto e si pu\u00f2 delegare. Sar\u00e0 impegnativa, come nel caso dei CEO delle aziende multinazionali, perch\u00e9 bisogna sempre fare i conti con le proprie responsabilit\u00e0 e mantenere alta la produttivit\u00e0, sapersi concentrare.<br \/>\nIl segnale sarebbe consentire alle donne di scegliere: cambiare la mentalit\u00e0, parificare gli stipendi delle donne a quelli degli uomini, cosicch\u00e9 si possa scegliere chi sta a casa, eliminare il maschilismo imperante delle aziende, premiare chi produce e non chi sta pi\u00f9 tempo in ufficio, creare asili nido aziendali, abbattere le rette degli asili, etc.<br \/>\nMa sono tutte questioni che, secondo me, chi non sperimenta sulla propria pelle non pu\u00f2 comprendere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prendo spunto dagli ultimi post su uno dei nostri blog (www.robedibimbi.it). Si parla di conciliazione famiglia &#8211; lavoro ma soprattutto di quanto sia ancora poco affrontato il tema di come consentire alle donne tale conciliazione. 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